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    Published on luglio 3rd, 2016 | by Meteo Pinerolo

    TEMPORALI: le tipologie di VENTO associate ai fenomeni temporaleschi

    (immagine di copertina di Stefano Salvatore Tornado in Italia)

    Ormai saprete che sono anni che ci battiamo, insieme a nostri molti amici e colleghi, per fare buona informazione meteorologica online. Ovviamente, come ogni anno, la stagione dei temporali è quella dove più frequentemente vengono divulgate notizie sbagliate (quando non addirittura false pur di fare audience) sfruttando l’attenzione mediatica che i fenomeni estremi riescono ad attirare.

    L’errore più comune, sperando nella buona fede altrui, riguarda spesso una delle tante caratteristiche pericolose di un temporale: il vento. Quando ci sono danni dovuti a questo fenomeno la prima cosa che spesso accade è gridare alla tromba d’aria, anche quando non ci sono prove al riguardo. A livello storico, culturale e cinematografico è ovviamente il temibile tornado l’evento che più di tutti richiama il rischio e la pericolosità in ambito temporalesco. Risulta quindi molto facile, e spesso conveniente, arrivare all’equazione vento + danni = tromba d’aria. Ma è davvero così?

    Con questo articolo vogliamo provare a spiegarvi, nel modo più semplice possibile, quali sono le tipologie di vento associate ad un temporale. Diciamo che vogliamo creare una sorta di opuscolo informativo per aiutarvi a riconoscere da soli quale fenomeno state osservando. Ed il momento non poteva che essere più adatto, dopo il fortissimo temporale di ieri su Chieri e quello meno intenso ma altrettanto “spettacolare” di Mercoledì 29 su Pinerolo.

    Iniziamo a vedere le tipologie di vento presenti al suolo che si verificano in caso di temporali. Due sono costantemente presenti perchè parti fondamentali della vita di un temporale, le altre si verificano in modo significativo solo in caso di eventi particolarmente intensi. Vediamole una alla volta:

    – Inflow
    – Outflow
    – Downburst
    – Tornado (o tromba d’aria)

    I venti di inflow (flusso in entrata) e outflow (flusso in uscita) sono appunto dei flussi di aria caratteristici di qualsiasi cella temporalesca.

    C1

    Il flusso di inflow, generalmente meno intenso e più umido e tiepido, è la corrente d’aria che alimenta la cella temporalesca portando umidità verso il motore della cella. E’ un flusso d’aria che precede il temporale anche di alcuni km e che, come si vede dall’immagine, soffia in direzione opposta allo spostamento della cella stessa. Il flusso di outflow invece, più freddo e spesso più intenso, è la corrente d’aria in uscita dal temporale e non è altro che l’aria più fredda, e quindi pesante, che scende verso il suolo. Può presentarsi, come si vede nello schema, sia nella parte posteriore della cella sia nella parte centrale o anteriore in concomitanza delle precipitazioni più intense, propagandosi anche come un fronte di raffica (vedremo subito dopo il caso più intenso).

    Queste due tipologie di ventilazione non portano a danni e sono appunto caratteristiche di ogni temporale. Al contrario i prossimi due eventi possono risultare in molti casi veramente dannosi.

    Downburst

    E’ sicuramente la situazione con danni da vento più frequente in caso di forti temporali. Facilmente riconoscibile per due aspetti fondamentali: è un vento con raffiche lineari, che si spostano da una direzione all’altra senza deviazioni; arriva sempre in concomitanza di precipitazioni molto forti. Guardate il video di questo downburst a Varsavia per capire cosa intendiamo.

    Cerchiamo ora di capire rapidamente come si forma anche grazie a queste due immagini, una elaborazione grafica ed una serie di scatti (molto utili!!) che rappresentano la medesima spiegazione ma in versione fotografica.

    DownBurstLifeCycle

    downburst

    Quando la cella temporalesca è molto intensa anche le precipitazioni possono raggiungere intensità ragguardevoli tanto da arrivare a “cadere” quasi in blocco dal cumulonembo (guardate i punti 1 e 2 delle due immagini), quasi come se fosse un gavettone a cadere da un balcone. Insieme a queste precipitazioni si riversa al suolo aria più fredda, che insieme alla pioggia va a comprimere la colonna d’aria prima di impattare rovinosamente sul suolo. A quel punto precipitazioni e massa d’aria “esplodono” come una bomba creando un’onda d’urto che si espande in tutte le direzioni con, come già detto, una raffica lineare anche di forte intensità.

    I danni possono essere ingenti perchè le velocità facilmente possono superare i 100km/h; case e tetti scoperchiati, alberi sradicati e muri abbattuti. Si vede molto bene nella seconda immagine la quasi unidirezionalità dei danni agli alberi.

    Tornado

    Meno frequenti dei downburst ma decisamente più pericolosi e dannosi. Necessitano solitamente, per raggiungere un determinato grado di pericolosità, della presenza di temporali a supercella per formarsi capaci di creare moti vorticosi all’interno ed all’esterno della cella stessa, da cui possono poi formarsi dei tornado. Ovviamente a livello visivo sono facili da identificare per la classica forma ad imbuto che dalla nube si estende verso il suolo e soprattutto si formano fuori dal nucleo di precipitazioni (a differenza del downburst!!!).

    Se ce ne fosse bisogno, nel video della tromba d’aria del 2013 a Trezzo sull’Adda, è ben visibile la sostanziale differenza con il downburst. Non sono presenti raffiche di vento lineare ma il tutto è un turbolento vorticare di detriti sollevati dal vortice.

    Sperando di non avervi annoiato eccessivamente, vogliamo augurarci di avervi aiutato a capire qualcosa in più riguarda cosa può succedere un temporale e su come saper distinguere una notizia buona da una cattiva!

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    Meteo Pinerolo, portale di meteorologia del Pinerolese, previsioni ed aggiornamenti costanti a cura di Flavio Cappellano e Giulio Beltramino.



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